Il museo archeologico di Rodi

L'ospedale nuovo dei Cavalieri, oggi museo archeologico, e uno degli edifici piu belli e meglio conservati del periodo dei Cavalieri.

Il museo comprende le seguenti collezioni:
a. Ritrovamenti dei scavi nell'area di Ialissò dell'epoca Geometrica e Classica come vasi, oggetti metallici, gioielli e statuette.
b. Ritrovamenti provenienti dagli scavi nell'antica città di Kamiros dell'epoca Geometrica e Classica come vasi, e piccoli oggetti.
c. Una collezione di sculture del periodo Classico, Ellenistico e Romano.
d. Mosaici dalla città di Rodi del periodo Ellenistico e dal periodo Paleocristiano trovati a Karpatos.
e. Una interessante raccolta di decorazioni marmoree o di pietra da tombe dell'epoca dei cavalieri con raffigurazioni scolpite delle persone morti e dei loro armamenti.

Gli oggetti in esposizione più importanti sono:

L'Anfora di Fikellura, VI sec. a.C.
Due kouroi Arcaici da Kamiros, 550-530 a.C.
Kylix di stile Vrouliano, VI sec a.C.
Testa marmorea di atleta, IV sec. a.C.
Testa di marmo raffigurante Helios, 250-160 a.C.
Statua marmorea di Afrodite nuda, circa 100 d.C.

Orario di apertura: da Martedi a Sabato ore 08.00-19.00

Nonostante il carattere e la missione dell'Ordine cavalleresco giovannita fossero cambiati all'epoca in cui questo era stato fondato in Palestina, tuttavia non cesso mai di ritenere l'assistenza agli ammalati e ai poveri come una delle sue missioni principali. Pertanto l'ospedale era per l'Ordine uno degli edifici pił importanti. Nel Primo Ospedale i Cavalieri probabilmente, come accadeva in tutta l'Europa, si prendevano cura degli ammalati e di coloro che soffrivano ingiustamente, ma ospitavano anche i pellegrini della Terra Santa che passavano per Rodi. Nell'Ospedale Nuovo non accoglievano i pellegrini ma si prendevano cura principalmente degli ammalati, ospitavano bambini orfani e un servizio speciale aiutava i poveri. Gli studiosi del grande Ospedale Nuovo pensano che, quanto a concezione architettonica, debba molto alle locande e ai caravanserragli dell'Oriente o ai monasteri e agli "ostelli" bizantini. Tutte queste categorie di edifici hanno uno schema analogo a quello dell'Ospedale cavalleresco di Rodi: attorno ad un cortile rettangolare ci sono stanze adibite ad usi vari, le dispense, i magazzini, le scuderie, ecc. Un elemento caratteristico di questi edifici e il portico coperto a due piani che circonda tutti e quattro i lati del cortile. La grande sala allungata degli ammalati, tuttavia, e un tipico esempio delle sale d'ospedale europee (hotels-Dieu).

Sulla funzione dell'edificio, sull'epoca della sua costruzione e sui fondatori ci illuminano due iscrizioni incise sul marmo. La prima, in latino, e murata sul lato esterno dell'arco della cappella dell'Ospedale, sopra l'ingresso est (piazza Mousiou) e sotto due angeli in rilievo su marmo che reggono il blasone del Gran Maestro A. Fluvian. In questa iscrizione e riportato che quest'ultimo dono 10.000 fiorini d'oro e che la costruzione inizio il 15 luglio 1440. La seconda iscrizione e incisa su un "elitario" avvolto in rilievo di marmo grigio, murato sopra una porticina in via dei Cavalieri. Riporta in francese che Pierre Clouet, dignitario dell'Ordine cavalleresco, porto a termine l'Ospedale nel 1489. L'Ospedale nuovo fu completato in 49 anni a causa delle numerose e frequenti interruzioni durante la sua costruzione. Il balivo o "pillerius" della "lingua" di Francia, che assumeva obbligatoriamente la carica di "Gran Ospedaliere", aveva autoritą su tutti i servizi di cui l'Ospedale disponeva. Era lui che sceglieva "l'Infermiere", che era di solito un membro della "lingua" di Francia, e lo presentava al Gran Maestro e al suo Consiglio. L'"Infermiere", il cui servizio durava due anni, rinnovabili, era obbligato a far visita giorno e notte agli ammalati. Tutte le sue azioni erano controllate da due consiglieri. Gli ammalati erano curati da medici, sempre sotto il controllo "dell'Infermiere" e di otto "fratelli", rappresentanti delle otto "lingue". Tutti questi erano obbligati a fare due visite al giorno agli ammalati, accompagnati da uno scrivano. Quest'ultimo, insieme "all'Infermiere", segnava le prescrizioni dei medici e provvedeva che venissero eseguite con precisione. L'Ospedale aveva anche chirurghi. La farmacia disponeva di un farmacista. Lo stesso "Gran Ospedaliere" o i suoi consiglieri effettuavano controlli sulle medicine. Ogni mattina un cappellano celebrava la Santa Messa nella cappella dell'Ospedale. Lo stesso era incaricato di comunicare agli ammalati e di cantare la messa funebre in caso di decessi. Gli ammalati, appena entravano nell'Ospedale, erano obbligati a confessarsi, a comunicarsi e a far testamento davanti al cappellano e ad uno scrivano. Non potevano trasgredire in nessun caso gli ordini dei medici, ne cambiare la dieta loro prescritta. Inoltre erano obbligati a mantenere il silenzio, a non giocare a carte e a dadi e non leggere libri non attinenti alla religione cristiana. Ognuno aveva il suo letto, circondato da una tenda, e il cibo veniva servito su un piatto d'argento.